processo di omologazione
Giovedì 17 01 2008Uno dei motivi che legano me e Melania è l’asocialità. Nessuno di noi due è molto apprezzabile in compagnia, non per snobismo, ma proprio per incapacità di darci limite e tregua nelle cazzate che decidiamo di intraprendere. Capita spesso che Melania insulti qualche nuovo personaggi oche ha la sventura di uscire con noi.
Da lei ho mutuato i termini “mentecatto”, “poverino”, “essere inutile”, “montata del cazzo dalla testa ripiena di merda fumante”. Il “pat pat” è uno dei suoi modi preferiti di terminare una discussione. Chi ci sopporta non è esente da questo atteggiamento. Detesto il processo di omologazione nei rapporti interpersonali. Apprezzo gli originali, ma gli originali veri, non coloro che si atteggiano a tali. I cinefili che non si vergognano di dirti che i tuoi gusti cinematografici fan cagare, senz’appello. I merdaioli coscienti d’esserlo. Chi non si vergogna di essere uno stereotipo, o d’essere banale. Mi piace chi stona ciò che suona.
Fare ironia e non svelarlo è divertimento comune della nostra coppia. Insultare sottilmente è orgasmo, farlo al punto di far tornare a casa la puttanella è una dose d’eroina in vena. Non c’è gusto se non irrita.
Naturalmente questo atteggiamento poco accomodante non porta ad essere pieni d’amici. Però chi ci circonda ci ama così come siamo, e risponde talvolta alla provocazione.
Così credevo finchè non ho scoperto che la compagnia, il Gruppo, ha preferito festeggiare il capodanno tra di loro. Chiamando il mentecatto e Moretta, ad esempio, ed escludendo me e Melania in allegria. Cose da bimbi, dato che comunque avremmo negato la nostra presenza, ma chiedere sarebbe stato carino, no? Considerando che l’organizzatore viene considerato un quacquaracquà dal mentecatto, il mio stato d’animo peggiora.
Così non mi trovo nei migliori dei miei scenari. Arrabbiato con gli amici, mi passa la voglia di uscire con loro, Sabato eviterò di festeggiare il compleanno di uno di loro.
Ma forse ho fatto la cazzata maggiore. Ho chiesto a Barbie di uscire. E fin lì tutto normale, non fosse che lei entusiasta mi comunica che sì, ha proprio voglia di vedere un certo Pippo, che è molto contenta di vederlo e quindi io mi posso aggregare alla loro compagnia. E sento un brivido correre lungo la schiena fino al perineo.
“Hai proprio bisogno di conoscere gente nuova.”
Forse è vero, peccato che la speranza fosse un po’ diversa, e mi ritrovo nella difficile situazione di spiegare a Barbie che io cercavo un’altra cosa, nel nostro uscire. O magari, dato che userà la sua macchina per portarci in giro, è possibile che mi dia il solito passaggio. O magari no, e il passaggio lo riceverà Pippo. La speranza è l’ultima a morire, vero, ma io rimango con l’ansia di dover ripetere, come facevo prima che conoscessi Melania: “Ma io, cosa ci faccio qui?”
Pubblicato da priedavat