solo passione, niente liquidi

Martedì 13 05 2008

Il bacio, lo ricorderò.
Mi correggo
I baci ricorderò.

Il primo. La abbraccio: è il tipico pezzo di legno da ragazza timida. Metto due rami intorno al mio collo. Non si scioglie. La bacio per primo, sulla guancia. Com’è ovvio rimango lì, aspettando che muova la testa: lo fa. Erano anni che non sentivo tanta impacciatezza. Ma il bacio c’è.

Poi arriva l’americano in casa. Come nei peggiori film. Ci distrae mentre dovremmo concentrarci, e insiste per preparare un cay all’ospite. E mette “Tintarella di luna” da far cantare allo stereo. E fa domande in un turco barbaro.

“Dai, Fiammetta, andiamo a versare il the”, le dico.

Mi segue: avviene una novità, per me: lei mi prende le spalle, mi gira, mi stringe forte, non è più un ramo secco: un braccio solo, mi cinge. Sento tutto il suo corpicino sdraiarsi sul mio. Al punto che devo tenermi sul lavabo. La bocca spinge, come per entrare in me. Del tutto.

Mai stato così baciato, così desiderato. Neanche da Melania.

Scoprirò più tardi la verginità di Fiammetta, e il suo costante vorrei-ma-non-posso.
Ho passato due giorni con lei, scambiandoci solo passione, niente liquidi. Sentivo tutto il suo desiderio. Ma non potevo soddisfarlo. Lei non voleva. Voleva rimanere in salita, vi è costretta.
Un’esperienza nuova per me. Che purtroppo doveva ricevere una battuta d’arresto.


passi troppo tempo sull’internet

Giovedì 08 05 2008

Ero solo. Per carità, era solo una settimana che vivevo a Costantinopoli, ma ero solo. Girare la moschea blu da soli non è bello come farlo con qualcuno con cui scambiare opinioni a proposito dei bambini che imparano a pregare dai padri. Il kebap è meno buono. Tutto ti dice che sei un po’ un fallito. Che passi troppo tempo sull’internet. Ed è probabile che sia anche vero. Ma l’internet mi ha salvato.
Una ragazza inglese ha scritto di aver fatto sesso con 50 diversi partner grazie a un network online. Il sito l’ha bannata (si facesse i cazzi suoi). Allora mi sono iscritto a quel network: grande neh. E, ho scoperto dopo, tutti i ragazzi turchi vi sono iscritti. E vi è il gruppo degli studenti erasmus a Costantinopolo. E vi è iscritta Fiammetta. Che cerca italiani.

Gli italiani all’estero. Che grande steeotipo. Che grande verità. Abbiamo una bella voce. Finiamo le parole con le vocali. Cantiamo ed è piacevole sentirci. Ho la erre moscia, credono io sia francese. Il boss, ovvero il mio coinquilino turco, che è anche padrone di casa (”The purpose of this house is to fuck most girls as possible”, ok boss) dice che non devo correggere il mio inglese, che in America scoperei in continuazione. Boh, non so, siamo interessanti. Poi a me manca forse quella componente antipatica che in certi italiani in gita ho visto: un modo di comportarsi da semprebelli che li rende ovviamente dei miserabili pupazzi.

Dopo mezza giornata incontro Fiammetta in piazza Taksim, cuore del cuore della città delle città, e ho un prolasso, gambe molli e emozione. Cristo, bellina.
“Mi batte forte il cuore, ma sono al settimo cielo che ti ho conosciuto.” Dice, inconsapevole delle parole che maneggia come un bambino maneggerebbe coltelli. Mi porta al quartiere algerino, e lì mi rivela che è piacevole stare con me perchè non sono come i turchi che vogliono sempre provarci. Io ci stavo provando. Sorridevo come un deficiente e facevo lo splendido. Non se ne accorgeva, mi ritenne simpatico.

Mi porta tre volte in giro per Costantinopoli. Mi rivela di essere vergine, di voler aspettare il matrimonio come una brava ragazza, ma che ha già soddisfatto uomini. Come si fa a non amare le tecnicamente vergini?

“Scusa, devo andare in bagno, casa mia è qui a due passi, ti spiace se facciamo un salto lì?” Chiedo sinceramente.
“Ok.” E mentre sale le scale: “Non ci credo a quello che sto facendo.” Aveva felicemente frainteso. E’ di origini asiatiche, come tutte, qui.

Ci baciammo. La descrizione di quel bacio merita attenzione. La pagina di diario è finita.


una vita sociale anche a Costantinopoli

Venerdì 25 04 2008

A Costantinopoli la vita ti prende e non ti permette di sederti di fronte a un computer per impigrirti. Ho usato troppe vole il suffisso -ti. Devo riallenare me stesso a scrivere come mi piace.

E’ come un gorgo. Scrivi la tua tesi, ma nel frattempo il tuo coinquilino americano ti chiede cosa vuoi per pranzo, mentre discutete di Obama e Osama arriva il professore turco che ti dà ospitalità pagata a caro prezzo e ti presenta la sua donna, arriva come d’incanto l’ora di un the, lo prepari: ma ecco che una studentessa erasmus ti chiede se vuoi uscire, cè un concerto, c’è sempre un concerto e la tesi è un po’ indietro.

Non è che io abbia cominciato a vivere in una città straniera già pronto e pimpante e di scatto. Anzi, la prima settimana è stata lentissima. Non conoscendo nessuno. La sera, che qui arriva prima, chiacchieravo in webcam con Melania: dopo una giornata a scrivere modelli, non è esattamente quello che cercavo, parlare con un computer. E’ stata dolcissima, ha capito la mia tristezza nello stare da solo.

Il computer mi ha però salvato: esiste una di quelle robe chiamate community. Mi ci sono iscritto, su consiglio dello stesso internet. E’ stata una bella sorpresa, ho conosciuto i miei primi due contatti nell’ex-capitale dell’impero ottomano: un belga. No, non è belga, è tedesco, ma ha studiato in belgio. E in svizzera, e ora in Turchia e fanculo, io sono qui per un colpo di fortuna.
E una turca. Fiammetta. Niente male davvero.
In foto appare come una di quelle ragazzine myspace che tanto detesto, ma studia italiano. Vuole conoscermi perchè vuole incontrare italiani con cui parlare. Per me va bene, mezza giornata dopo sono con lei a bere un cay nel vicolo francese (in realtà è il vicolo algerino).
Mezza giornata dopo: sono con il tedesco, e lo porto a una festicciola di persone conosciute per caso in università. Sarò banale, ma vedere insieme un austriaco, due italiane, una slovena, due turchi, un francese, uno spagnolo e ancora noi due, mi fa ricordare come gli europei si sono evoluti dai loro conflitti per la Ruhr. Ci divertiamo, mi portano in una discoteca. Io, in una discoteca.

Passano i giorni. Incontro a Taksim le italiane. Mi portano a un concerto. Lì incontro Anna. E come l’ho conosciuta merita un capitolo a parte.

Mi rendo conto di essere andato di fretta. Ma sto scrivendo l’abstract di come ho ottenuto una vita sociale anche a Costantinopoli.