una sorta di noia

Martedì 04 03 2008

Quando Nenè mi baciò, lo fece con la crudeltà tipica delle donne. Esse infatti non sanno che l’uomo dà al bacio con lingua un valore molto maggiore di quanto non diano esse alla stessa pratica. Ciò è causato, a mio avviso, dalla diversa abitudine che ha la donna del bacio, pratica che per lei arriva in media molto prima rispetto all’uomo, che spesso bacia la prima volta a un’età molto più matura rispetto alla sua amante. Per questo l’uomo, in qualunque situazione un minimo promiscua, cerca di arrivare alla bocca della donna, che spesso la concede senza pensare che dopo questa pratica, per lei senza significato dato che la usava sin dalla tenera età dei 13 anni, l’uomo chiederà a lei di fare i passi successivi, essendo nella mente dell’uomo, fissato come una stimmate, il seguente assioma:

si limona –> le interesso –> ci si accoppia

Esistono pochi assiomi più fallaci.
L’uomo saggio saprà soprassedere a questa convinzione, ricordandosi che solo quando si ha il pene all’interno della vagina può asserire che si fà all’amore.

Nenè mi baciò ripetutamente quella sera. Io ero preda di assiomi fallaci e ignoranze crasse. Inoltre Melania distante 80 kilometri e una sorta di noia mi imposero di cercare ancora di incontrare Nenè.
Che di vedermi ancora non ci pensava proprio. Se non per esaminarmi meglio e vedere se ero degno di entrare nel peloso pertugio. Ovvio che io, pensando di aver brillantemente superato l’esame (consistito in un “Ciao, vado via.”), non mi premunivo di passare esami, nè di esaminare a mia volta l’esemplare a disposizione. Nenè, a sua volta, capì che mi credevo arrivato allo step successivo, e che questo bias poteva portarle vantaggi nel suo esame.

Passarono tre serate, io le chiedevo d’uscire e lei c’era. Ma io non potevo superare l’esame, non avendo studiato la sera prima.
Ci siamo simpatici, ora. Ma credo sia per quello che successe dopo che io la feci star male.

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si opporrebbe al tuo personaggio.

Mercoledì 27 02 2008

In fondo la fatica è solo il cominciare.

Ho le dita bianche, stringo ogni oggetto con una forza eccessiva: ho già roto tre matite. Ogni naso che vedo è una tentazione per vedere l’effetto che farebbe un mio cazzotto sulla narice.

Sarebbe un incipit troppo violento: mostrerebbe subito il mio nervosismo non passeggero, il mio stare sulle mie pronto ad azzannare qualunque persona che non mi aggrada. Non sarebbe simpatico e si opporrebbe al tuo personaggio.

Desidero troppo forte. Mi sento castrato dalle mie voglie.

Oltre a non piacermi, questo incipit emo trascende la mia rabbia per mostrare subito al pubblico le origini della stessa frustrazione. Non sarebbe corretto nei miei confronti di narratore: un pubblico a cui butti in pasto subito tutto non potrà mai amarti appieno come vorresti. Perchè dai, Priè, se una volta scrivevi, se ora scrivi, è solo perchè ami l’idea del Lettore e della Lettrice, che una volta stupidamente chiamavi con la lettera maiuscola.

Ogni bel culo mi provoca un’erezione: anche il minimo accenno di carne mi scioglie: desidero un corpo caldo con me

Anche questo incipit non mi piace. Però guarda la scala dalla direzione opposta: la voglia, che diventa insoddisfazione, che diventa rabbia e frustrazione. Così potrò però giustificare un altro tradimeno a breve termine.

E’ tutta colpa della primavera, mia cara.

Perchè usare sempre il trucco dell’interlocutore?

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Mi concedono premi.

Ringrazio con un cenno di capo.

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Mi chiedono di visitare blog islandesi:
Trovo un bel fighino


non sarei mai stato Calvino

Martedì 12 02 2008

Da adolescente, com’è ovvio, scrivevo dei miei brufoli. La cosa buffa è che, avendo io passato tutta la mia infanzia leggendo e leggendo, avevo una discreta capacità affabulatoria, nelle parole scritte, tale da rendere il mio ego sempre soddisfatto quando qualcuno leggeva le mie spurghe mentali. Ho ricevuto complimenti anche da un professore universitario.
Scrivevo racconti brevi. Senza progetto. Così come venivano. Avevo anche un personaggio ricorrente, adattato a tutte le necessità. Più vari comprimari, tutti decisamente antipatici.
Poi feci un errore tragico: progettai.
Ispirato dalle architetture di Calvino, progettai una raccolta di racconti minimi, lunghi al massimo mezza pagina, divisi in quattro sezioni, ognuna con un suo specifico pensiero.
Erano cento. Erano schifosamente cento racconti banali, senza nerbo e senza ispirazione.

Da ciò imparai due cose: non sarei mai stato Calvino, e il progettare non è una tattica vincente. Prevedo dove sarò fra cinque anni e mi impegno per questo, ma lascio buona parte al caso. Se mi rileggessi la storia di Barbie me ne renderei ancora più conto conto.

Domenica avrei dovuto prepare una relazione da inviare a certa gente a Costantinopoli. Mi telefona un amico e mi chiede di uscire, di chiamare Melania. Tristemente accetto, incazzato con me perchè non riesco a dire di no.
Arrivo al centro commerciale, entro nel centro commerciale.
Vedo un negozio di gioielli. Ho un fido in banca.
“Vorrei una fascetta d’argento non bombata.”
“Non bombata?”
“Non bombata. Taglia 18.”
“Eccovelo, sono 30€. Vuole la confezione di S. Valentino?”
“Per Dio, No.”

Raggiungo gli altri. Ho comprato l’anello a Melania. Ho avuto l’occasione e l’ho fatto. Lo volevo fare.
Ore dopo, lo consegno.

“Sento che sto per commuovermi.”
“Ti prego, no. Te lo infilo?”
“Sì, per favore.”

Lo calza. Perfetto.
Ore dopo parliamo. Riparliamo di sdraiarci con una sua amica. Solo che adesso non abbiamo la sua amica.

“Perchè per fare una cosa a tre abbiamo casa tua a Torino, no?”
“Sì, Priè, ma chi possiamo chiamare?”
“Beh, qualche nome a me viene in mente.”
Nenè?”
“…” imbarazzo
“Barbie?”
“…!” imbarazzo misto a stupore
“Se avessi saputo che ti interessava così tanto, ci sarei stata quella volta là*, ma allora a chi pensavi adesso?”
Moretta… tu la vuoi schiava no? E allora lei sarebbe perfetta, la usiamo per noi e basta.”
“Mi riesce difficile pensare che tu possa volerlo fare amandomi.”
“E invece è così, piccola, lo voglio fare solo perchè ci sei tu. Con due sarei in imbarazzo. Magari potremmo comunque chiamare quelle che dicevi prima…”
“Non progettiamo, dai.”

Ok, non si progetti. In un giorno ho avuto due conferme che ciò che Allah vuole che accada, accade, e ciò che Allah non vuole che accada, non accade.

*si riferiva ad una volta che convinse, per scherzo, una ragazza a sdraiarsi con noi due. Solo che scherzava.


oltre che in bocca, mi sono entrati in testa

Venerdì 08 02 2008

Mi hanno chiesto dieci accostamenti di cibi che mi dovrebbero piacere. Cristo, queste domande non mi piacciono. Non mi sono mai soffermato a prendere appunti sulle sensazioni che ho provato, quindi è plausibile che io abbia assaggiato semi di soia con fettine di carciofo e che abbia trovato superlativo questo accostamento ma non me lo ricordi.

“Me lo ricordi”: questo è già più plausibile. Cibi che, oltre che in bocca, mi sono entrati in testa e non ne escono.

Ricordo maionese e Oro Saiwa, mangiati di nascosto a 8 anni, accostamento che mi fece star male.
Ricordo patatine e bistecca alla milanese, che è il modo con cui Dio mi dimostra la ciclicità del tempo.
Ricordo Sofficini e insalata, che è il modo con cui mia nonna voleva dirmi che mi stava viziando.
Ricordo miele e burro, che mi ricorda occhi pesti.
Ricordo mozzarella e senape, che mangio quando sono solo.
Ricordo fior di zucchine e salsa sconosciuta, il primo piatto che mi ha preparato una ragazza per me.
Ricordo pasta scotta e sugo dozzinale, Melania non sa cucinare.
Ricordo vino scadente e panino al formaggio, quello che avevo in bocca mentre una tedesca stava in ginocchio davanti a me.
Ricordo il sapor di plastica della verdura del luogo dove vivo.
Ricordo kebap e pesce alla piastra: parto per l’Asia minore.

Molto probabilmente parto per Costantinopoli. Vedremo che accadrà.


Ha due occhi che ti stregano

Venerdì 01 02 2008

Ha due occhi che ti stregano, ma rutta a tavola.
Potrebbe insegnare il bon ton alla regina Elisabetta, ma ha le mani da contadina.
Ha dita affusolate e unghie curatissime, ma le tette che le arrivano all’ombelico.
I suoi seni sono naturalmente sodi e rotondi, ma non riesce ad avere un dannato orgasmo.
Gode a ripetizione implorando il tuo nome, ma non le piace farti i pompini.
La eccita prendere in bocca il tuo sesso, ma sbaglia i congiuntivi ed è ignorante come una capra.
Tiene delle conversazioni di alto profilo, ma è incredibilmente noiosa e pedante.
Ama stare coi tuoi amici, pure troppo.
Ti fa ridere di continuo ed è simpatica, ma si veste come un boscaiolo.
E’ elegante come una principessa a corte, ma ha il culo che sembra una portaerei.
Il suo fondoschiena non sfigurerebbe a Copacabana, ma ha i denti irrimediabilmente marci.
Il suo magnifico sorriso illumina le tue giornate, ma bata un nonnulla per farla diventare isterica.
E’ calma e posata, ma non conosce Kubrik.
Legge moltissimo, ma non sa cucinare.
E’ meglio di Vissani, ma è un continuo lamentarsi.
Mette te davanti ai suoi problemi, ma è cieca.