Mi è successa una cosa che non capitava da tempo: guardandomi allo specchio. Come quando ascolti la tua voce registrata, e tutti riconoscono la tua in una prova compromettente di un processo penale, e tu continui a pensare non ai venti anni di galera che ti aspettano, ma che la tua voce è schifosamente nasale. Guardandomi allo specchio, mi è sembrato di essere scisso da me. Mi capitava molto spesso da bambino, una sensazione di irrealtà che è difficile provare, come se ciò che sente la punta del tuo dito fosse solo ciò che sente la punta d’un dito in generale. Erano quelli che declamai come “attacchi di bellezza”. Forse sono epilettico. Comunque sia, mi sono ritrovato davanti allo specchio, scisso da me come mi accadeva da bimbo. Ma ero scisso da me guardando me, anche se l’occhio che guardava il riflesso non mi apparteneva. Essenzialmente, sono riuscito a guardare il mio viso ignorando che il viso fosse il mio. E non mi sono dispiaciuto. Mi sono visto come mi vede Melania, probabilemente, poichè lei mi racconta sempre di un certo Priedavat fatto in un certo modo che non conosco, ma che corrisponde a quel flash avuto davanti allo specchio. Devo ammettere che non mi sono disdegnato come quando sono cosciente di me, e mi son detto: “Beh, caruccio, dopotutto.”.
Peccato che non mi sia visto il sedere: a Melania piace, ma quello è di difficile visione per tutti.
Tempo fa temevo di non raggiungere gli standard necessari per una vita civile normale: intellettuali, culturali, estetici. Potevo pensarci prima e pensare anche agli standard fisici di allenamento. Amen. Sono ciccio.
Non sapere se piaci è debilitante: non puoi andare in giro a chiedere se piaci, non esiste domanda ben posta per conoscere come la gente ci giudica. Si necessita di una conferma che deve arrivare dall’esterno e gratuita e sorprendendoci. Aspettare una sorpresa è impossibile.
Terzo anno di università, nessun tradimento registrato dopo Renè, esco da una festa senza essere riuscito a digerire e dopo aver troppo bevuto, anche se in realtà ho bevuto il giusto, cioè dai capiscimi non è che ho esagerato no non togliermi l’amaro sto bevendo porcomondo fanculo fammi bere no sto vino fa schifo non sono pallido sono pallido? o mio dio mi accompagni a casa grazie, guarda vado solo a salutare la gente.
Cosciente ma impastato, uno stato della coscienza odioso, ammorbato.
Salutando i festaioli, quando Nenè, con cui mi ero presentato in serata, mi saltò al collo. Mi sdraiò sul marciapiede spingendomi con la bocca.
Beh, diobono, ti capisco, devi fuggire da uno spasimante appiccicoso e hai avuto la bella pensata che spumeggiare con me sia una valida via di fuga, forse sei anche brilla, l’idea non è poi così male, se la via di fua è una persona cosciente delle sue capacità e di farsi da parte a fuga ultimata, ma Nenè, diobono, ti sei scelto proprio il canotto di salvataggio bucato.
Almeno ho avuto una mezza conferma. Ma mica ti può bastare.