non sarei mai stato Calvino

Martedì 12 02 2008

Da adolescente, com’è ovvio, scrivevo dei miei brufoli. La cosa buffa è che, avendo io passato tutta la mia infanzia leggendo e leggendo, avevo una discreta capacità affabulatoria, nelle parole scritte, tale da rendere il mio ego sempre soddisfatto quando qualcuno leggeva le mie spurghe mentali. Ho ricevuto complimenti anche da un professore universitario.
Scrivevo racconti brevi. Senza progetto. Così come venivano. Avevo anche un personaggio ricorrente, adattato a tutte le necessità. Più vari comprimari, tutti decisamente antipatici.
Poi feci un errore tragico: progettai.
Ispirato dalle architetture di Calvino, progettai una raccolta di racconti minimi, lunghi al massimo mezza pagina, divisi in quattro sezioni, ognuna con un suo specifico pensiero.
Erano cento. Erano schifosamente cento racconti banali, senza nerbo e senza ispirazione.

Da ciò imparai due cose: non sarei mai stato Calvino, e il progettare non è una tattica vincente. Prevedo dove sarò fra cinque anni e mi impegno per questo, ma lascio buona parte al caso. Se mi rileggessi la storia di Barbie me ne renderei ancora più conto conto.

Domenica avrei dovuto prepare una relazione da inviare a certa gente a Costantinopoli. Mi telefona un amico e mi chiede di uscire, di chiamare Melania. Tristemente accetto, incazzato con me perchè non riesco a dire di no.
Arrivo al centro commerciale, entro nel centro commerciale.
Vedo un negozio di gioielli. Ho un fido in banca.
“Vorrei una fascetta d’argento non bombata.”
“Non bombata?”
“Non bombata. Taglia 18.”
“Eccovelo, sono 30€. Vuole la confezione di S. Valentino?”
“Per Dio, No.”

Raggiungo gli altri. Ho comprato l’anello a Melania. Ho avuto l’occasione e l’ho fatto. Lo volevo fare.
Ore dopo, lo consegno.

“Sento che sto per commuovermi.”
“Ti prego, no. Te lo infilo?”
“Sì, per favore.”

Lo calza. Perfetto.
Ore dopo parliamo. Riparliamo di sdraiarci con una sua amica. Solo che adesso non abbiamo la sua amica.

“Perchè per fare una cosa a tre abbiamo casa tua a Torino, no?”
“Sì, Priè, ma chi possiamo chiamare?”
“Beh, qualche nome a me viene in mente.”
Nenè?”
“…” imbarazzo
“Barbie?”
“…!” imbarazzo misto a stupore
“Se avessi saputo che ti interessava così tanto, ci sarei stata quella volta là*, ma allora a chi pensavi adesso?”
Moretta… tu la vuoi schiava no? E allora lei sarebbe perfetta, la usiamo per noi e basta.”
“Mi riesce difficile pensare che tu possa volerlo fare amandomi.”
“E invece è così, piccola, lo voglio fare solo perchè ci sei tu. Con due sarei in imbarazzo. Magari potremmo comunque chiamare quelle che dicevi prima…”
“Non progettiamo, dai.”

Ok, non si progetti. In un giorno ho avuto due conferme che ciò che Allah vuole che accada, accade, e ciò che Allah non vuole che accada, non accade.

*si riferiva ad una volta che convinse, per scherzo, una ragazza a sdraiarsi con noi due. Solo che scherzava.


È faticoso pure leggere

Sabato 26 01 2008

Qualcuno disse che bisogna sentirsi davvero male per scrivere bene. È una stronzata evidente, non v’è dubbio. Nessuno che stia davvero male sarebbe mai davvero in grado di scrivere davvero bene.

Forse è vero il contrario: contenti, si scribacchia male.

Non si può pensare ai costrutti che danno voce alla tua inadeguatezza, se stai pensando a tutt’altro: come lo studio, o alla ragazza che ti aspetta ogni giorno della settimana a casa sua. Se la noia non ti assale, dove trovi il tempo di formulare quella frase nel modo più corretto per esprimere la tua idea a riguardo d’un argomento di cui, in tempi felici, non ti interesserebbe mai parlare? È faticoso pure leggere, quando si sta bene. Quando la vita ci richiama a sè con la stessa forza che hanno quei due fianchi di donna.

Con che coraggio cerchi di rinvagangare fra gli errori del passato, se ora i tuoi errori sembrano solo l’esatto sentiero che dovevi intraprendere, per riposarti qui?

Se ne sono andate tutte, sono scomparse ricordandoti come una cosa da dimenticare. Ma lei è sempre lì, che ti ricorda come il dono che Dio le ha fatto, è lì desiderosa dei tuoi baci, incosciente del vero, del bello, dell’interessante, interessata solo a te. Se vuoi farla felice, devi solo dirle che passerai il pomeriggio con lei. E a te piace, passare il pomeriggio con lei.


processo di omologazione

Giovedì 17 01 2008

Uno dei motivi che legano me e Melania è l’asocialità. Nessuno di noi due è molto apprezzabile in compagnia, non per snobismo, ma proprio per incapacità di darci limite e tregua nelle cazzate che decidiamo di intraprendere. Capita spesso che Melania insulti qualche nuovo personaggi oche ha la sventura di uscire con noi.
Da lei ho mutuato i termini “mentecatto”, “poverino”, “essere inutile”, “montata del cazzo dalla testa ripiena di merda fumante”. Il “pat pat” è uno dei suoi modi preferiti di terminare una discussione. Chi ci sopporta non è esente da questo atteggiamento. Detesto il processo di omologazione nei rapporti interpersonali. Apprezzo gli originali, ma gli originali veri, non coloro che si atteggiano a tali. I cinefili che non si vergognano di dirti che i tuoi gusti cinematografici fan cagare, senz’appello. I merdaioli coscienti d’esserlo. Chi non si vergogna di essere uno stereotipo, o d’essere banale. Mi piace chi stona ciò che suona.
Fare ironia e non svelarlo è divertimento comune della nostra coppia. Insultare sottilmente è orgasmo, farlo al punto di far tornare a casa la puttanella è una dose d’eroina in vena. Non c’è gusto se non irrita.

Naturalmente questo atteggiamento poco accomodante non porta ad essere pieni d’amici. Però chi ci circonda ci ama così come siamo, e risponde talvolta alla provocazione.

Così credevo finchè non ho scoperto che la compagnia, il Gruppo, ha preferito festeggiare il capodanno tra di loro. Chiamando il mentecatto e Moretta, ad esempio, ed escludendo me e Melania in allegria. Cose da bimbi, dato che comunque avremmo negato la nostra presenza, ma chiedere sarebbe stato carino, no? Considerando che l’organizzatore viene considerato un quacquaracquà dal mentecatto, il mio stato d’animo peggiora.

Così non mi trovo nei migliori dei miei scenari. Arrabbiato con gli amici, mi passa la voglia di uscire con loro, Sabato eviterò di festeggiare il compleanno di uno di loro.

Ma forse ho fatto la cazzata maggiore. Ho chiesto a Barbie di uscire. E fin lì tutto normale, non fosse che lei entusiasta mi comunica che sì, ha proprio voglia di vedere un certo Pippo, che è molto contenta di vederlo e quindi io mi posso aggregare alla loro compagnia. E sento un brivido correre lungo la schiena fino al perineo.
“Hai proprio bisogno di conoscere gente nuova.”

Forse è vero, peccato che la speranza fosse un po’ diversa, e mi ritrovo nella difficile situazione di spiegare a Barbie che io cercavo un’altra cosa, nel nostro uscire. O magari, dato che userà la sua macchina per portarci in giro, è possibile che mi dia il solito passaggio. O magari no, e il passaggio lo riceverà Pippo. La speranza è l’ultima a morire, vero, ma io rimango con l’ansia di dover ripetere, come facevo prima che conoscessi Melania: “Ma io, cosa ci faccio qui?”


ho fatto una cosa molto cattiva.

Venerdì 04 01 2008

2 Gennaio 2008, Chianti, ore 14:00, sereno poco nuvoloso

Priedavat si reca a reca da Melania e se la porta a casa: li dovrebbero aspettare 48 ore di tempo insieme.

2 Gennaio 2008, Redillo, ore 16:00, primi addensamenti sospetti

Priedavat e Melania studiano insieme le rispettive materie d’esame. Melania propone di guardare un po’ di pornografia. Priedavat propone un film di Throat Fucking. Melania ha il mestruo pertanto, ispirata anche dalla visione del filmato, dove simpatiche donzelle si fanno scopare l’esofago, ella decide di provare la stessa tecnica su Priedavat, con successo.

2 Gennaio 2008, Redillo, ore 22:00, prime nevicate

I due piccioncini guardano un film affittato. C’è molto sangue, non era pornografico.
Alla fine del film, Melania dice: “Tanto tu mi tradirai e io non mi accorgerò di nulla.”
“Chi ti dice che non ti abbia già tradito?”
“Priè, devo dirti una cosa… ho fatto una cosa molto cattiva.”
(silenzio)
“Cosa?”
“Ho letto i messaggi sul tuo cellulare… Non ha niente da dirmi?”
“N-no, non credo.”
“E allora perchè c’era un messaggio in cui Barbie ti avvisava che non poteva venire alle 21 e che ritardava un po’?”
“Beh, sarà stata una cosa del Gruppo, no?”
“E da quando contatta te per queste cose?”
“Guardiamo la tv?”
“Sto aspettando una risposta, Priè.”
Priedavat si guarda intorno. Ha paura, ma ecco che gli viene una parvenza di idea. Racconta una Bugia colossale. Una menzogna melmosa spalante merda su altre persone. Dice che non raccontò nulla a Melania perchè voleva proteggerla da una simile pastoia. Infila addirittura dei tentativi di stupro e rigetta l’idea di essersi mai interessato a Barbie, coprendola di contumelie.
“Non mi devi proteggere, devi dirmi sempre tutto, o non valgo nulla per te?”
“Sono io che non valgo nulla, Melania! Non ho amici, ho solo te, Cristo!”
Priedavat piange. Piange per il nervoso, ma Melania non lo sa. Si devia quindi il discorso sul fatto che Priedavat è pieno di amici ma non lo sa. I due si addormentano.

3 Gennaio 2008, Redillo, ore 12:00, nevica pesantemente

“Non riesco a crederti”
“Riguardo cosa?”
“Riguardo a tutto. Non sta in piedi. Perchè non me l’hai detto, se era vero?”
“Te l’ho detto; hai ragione tu, però, mi sono comportato male.”
“Vuoi leggere gli altri messaggi sul cellulare?”
“Li ho cancellati tutti ieri.”
“Cosa?”

Melania si chiude in un mutismo carico di significati. Priedavat si finge arrabbiato ed esce dalla cucina.

3 Gennaio 2008, Redillo, ore 13:00, nevica pesantemente

“Perchè ti manca la mia fiducia?”
“Cioè?”
“Cancellare i messaggi è un segno di sfiducia.”
“Ma no… ero arrabbiato e l’ho fatto.”
“Comunque io non ti credo, sappilo. Hai fatto troppe battutine su di lei, sul tradirmi, che mi sembra tutto così chiaro…”
“No, Melania, no! Io facevo battute su di lei proprio perchè di lei si era tanto parlato… Io ti amo.”
“Anche io…”

Melania e Priedavat fanno cose zozze sul letto. Melania si chiede come facciano a riprendersi dalle litigate così in fretta. Mentre lei è al gabinetto, lui nasconde i profilattici (che usa solo con Barbie) in un luogo più sicuro. Decide che si parlerà solo di telefilm.

4 Gennaio 2008, Redillo, ore 09:00, nevica pesantemente

Priedavat riporta Melania a casa. Sa che da ora in poi dovrà stare molto attento. Ha passato la giornata passata a guardarsi le spalle da Melania. A pesare ogni singola parola. Non potrà più permettersi battutacce. Non dopo la leggerezza commessa.

4 Gennaio 2008, Redillo, ore 12:00, piove, e la pioggia scioglie la neve.

Priedavat e Barbie sulla messaggeria istantanea

P: Melania mi ha scoperto: ha letto un tuo messaggio
B: tu perchè li tieni?
P: quello in cui dicevi che ritardavi all’appuntamento
B: non avevo scritto niente di strano
P: sì, ma manifesta che io e te siamo usciti insieme e lei non lo sapeva! Allora ho inventato una balla colossale: che tu avevi bisogno di aiuto per una cosa del Gruppo [lo so, pessima idea].
B: sì, abbastanza, però in un certo senso era vero… anche se poi abbiamo travisato
P: a proposito, e il tuo uomo? E il tizio nuovo? Com’è andata?
B: tutto una merda
B: l’uomo continua a stare male il tizio nuovo l’ho mandato a cagare, il 21 ho conosciuto uno che mi ha lasciata da sola a capodanno e due giorni dopo con zero tatto mi ha detto che non mi vuole più vedere. Il morale è sotto terra.

Priedavat pensa che questa può essere comunque una buona notizia. Anche se ora ha imparato ad essere non più casto, ma più cauto.


mi ricordo l’odore dei tappeti.

Lunedì 31 12 2007

Ti ricordi il sapore dei tappeti, Priedavat?
Non si può scordare l’odore della polvere, delle scarpe, della tela dell’Ikea, del Sole che ti colpisce di rimbalzo gli occhi. Sì, ti ricordi l’odore dei tappeti. L’hai respirato a fondo più volte. Piangevi prono. Quando ti colpivano troppo forte, cadevi lì, per terra, sui tappeti. Non c’era nessuno. Non volevi farti rialzare. La resistenza era inutile, il tuo corpo si scuoteva, l’addome stringeva, respiravi ma ti mancava il fiato. Sapevi che il male che stavo soffrendo era meritato: sempre.

La delusione di aver di nuovo fallito. La sentivo forte. La paura di fallire ancora. La certezza che non sarebbe stata l’ultima volta. L’incertezza su quello che sarebbe potuto essere il mio prossimo passo. Ero piccolo e stupido. Tutto qui.

Eppure ora, ai fallimenti, reagisci molto meglio. Non sei maturato. Non è dovuto ad una migliore percezione della realtà. Sì, queste cose ti aiutano a fallire meno. Ma non mi sono queste a impedirti di annusare ancora l’odore dei tappeti. Non senti più l’odore dei tappeti perchè ora, come ti diceva il prete da piccolo, hai chi ti sostiene, hai chi si butta per terra per impedirti di cadere, hai chi prende in pancia il proiettile destinato alla tua testa.

Melania mi ha levato questa àncora. Con lei tutto mi è permesso. Vivere con Melania è meglio di un vivere senza Dio. L’assenza di Dio ti permetterà di fare quello che vuoi, la presenza di Melania ti regala addirittura l’assoluzione senza pentimento. Qualunque cosa io possa fare, troverò in lei un reset. Anche se nel 2007 l’ho tradita due volte, posso permettermi di ricominciare da capo il 2008.