passi troppo tempo sull’internet

Giovedì 08 05 2008

Ero solo. Per carità, era solo una settimana che vivevo a Costantinopoli, ma ero solo. Girare la moschea blu da soli non è bello come farlo con qualcuno con cui scambiare opinioni a proposito dei bambini che imparano a pregare dai padri. Il kebap è meno buono. Tutto ti dice che sei un po’ un fallito. Che passi troppo tempo sull’internet. Ed è probabile che sia anche vero. Ma l’internet mi ha salvato.
Una ragazza inglese ha scritto di aver fatto sesso con 50 diversi partner grazie a un network online. Il sito l’ha bannata (si facesse i cazzi suoi). Allora mi sono iscritto a quel network: grande neh. E, ho scoperto dopo, tutti i ragazzi turchi vi sono iscritti. E vi è il gruppo degli studenti erasmus a Costantinopolo. E vi è iscritta Fiammetta. Che cerca italiani.

Gli italiani all’estero. Che grande steeotipo. Che grande verità. Abbiamo una bella voce. Finiamo le parole con le vocali. Cantiamo ed è piacevole sentirci. Ho la erre moscia, credono io sia francese. Il boss, ovvero il mio coinquilino turco, che è anche padrone di casa (”The purpose of this house is to fuck most girls as possible”, ok boss) dice che non devo correggere il mio inglese, che in America scoperei in continuazione. Boh, non so, siamo interessanti. Poi a me manca forse quella componente antipatica che in certi italiani in gita ho visto: un modo di comportarsi da semprebelli che li rende ovviamente dei miserabili pupazzi.

Dopo mezza giornata incontro Fiammetta in piazza Taksim, cuore del cuore della città delle città, e ho un prolasso, gambe molli e emozione. Cristo, bellina.
“Mi batte forte il cuore, ma sono al settimo cielo che ti ho conosciuto.” Dice, inconsapevole delle parole che maneggia come un bambino maneggerebbe coltelli. Mi porta al quartiere algerino, e lì mi rivela che è piacevole stare con me perchè non sono come i turchi che vogliono sempre provarci. Io ci stavo provando. Sorridevo come un deficiente e facevo lo splendido. Non se ne accorgeva, mi ritenne simpatico.

Mi porta tre volte in giro per Costantinopoli. Mi rivela di essere vergine, di voler aspettare il matrimonio come una brava ragazza, ma che ha già soddisfatto uomini. Come si fa a non amare le tecnicamente vergini?

“Scusa, devo andare in bagno, casa mia è qui a due passi, ti spiace se facciamo un salto lì?” Chiedo sinceramente.
“Ok.” E mentre sale le scale: “Non ci credo a quello che sto facendo.” Aveva felicemente frainteso. E’ di origini asiatiche, come tutte, qui.

Ci baciammo. La descrizione di quel bacio merita attenzione. La pagina di diario è finita.


un cuore infranto e una ragazza asiatica

Mercoledì 07 05 2008

Secondo un recente sondaggio, una persona su 7 crede nella magia. Io faccio parte degli altri sei, quelli intelligenti. Non credo nei tarocchi, non credo nelle candele, nel reiki, nella transustanziazione, nella metempsicosi, nella preghiera, nella chilomanzia, nell’astrologia, nell’ouija e in altre amenità che ha creato l’uomo prescientifico.
Faccio una fatica immane a non ridere in faccia a tutti coloro che dicono di curarsi con l’omeopatia e l’agopuntura.

Però si ha da fare bella figura nella vita, talvolta; se tre dottorande desiderano leggerti il fondo del caffè, le lasci fare senza fiatare.
Girano la tazzina. Aspettano che sia fredda. osservano le macchie.
“tresi filoyorum, rissitret cicek!” sentenzia una.
“Evet! Ben filoyorum.”
“Ve hecianghir sevmeti.” fanno eco le altre.
“Che cosa vedete?”
“Ho visto cuore infranto e una ragazza asiatica che tu tieni per mano.” risponde la strega che sa parlare italiano.

Mi spiace solo non scrivere con la forza di chi deve ancora esistere: sono costretto a scrivere con la tristezza di chi sa già cosa c’è.


una vita sociale anche a Costantinopoli

Venerdì 25 04 2008

A Costantinopoli la vita ti prende e non ti permette di sederti di fronte a un computer per impigrirti. Ho usato troppe vole il suffisso -ti. Devo riallenare me stesso a scrivere come mi piace.

E’ come un gorgo. Scrivi la tua tesi, ma nel frattempo il tuo coinquilino americano ti chiede cosa vuoi per pranzo, mentre discutete di Obama e Osama arriva il professore turco che ti dà ospitalità pagata a caro prezzo e ti presenta la sua donna, arriva come d’incanto l’ora di un the, lo prepari: ma ecco che una studentessa erasmus ti chiede se vuoi uscire, cè un concerto, c’è sempre un concerto e la tesi è un po’ indietro.

Non è che io abbia cominciato a vivere in una città straniera già pronto e pimpante e di scatto. Anzi, la prima settimana è stata lentissima. Non conoscendo nessuno. La sera, che qui arriva prima, chiacchieravo in webcam con Melania: dopo una giornata a scrivere modelli, non è esattamente quello che cercavo, parlare con un computer. E’ stata dolcissima, ha capito la mia tristezza nello stare da solo.

Il computer mi ha però salvato: esiste una di quelle robe chiamate community. Mi ci sono iscritto, su consiglio dello stesso internet. E’ stata una bella sorpresa, ho conosciuto i miei primi due contatti nell’ex-capitale dell’impero ottomano: un belga. No, non è belga, è tedesco, ma ha studiato in belgio. E in svizzera, e ora in Turchia e fanculo, io sono qui per un colpo di fortuna.
E una turca. Fiammetta. Niente male davvero.
In foto appare come una di quelle ragazzine myspace che tanto detesto, ma studia italiano. Vuole conoscermi perchè vuole incontrare italiani con cui parlare. Per me va bene, mezza giornata dopo sono con lei a bere un cay nel vicolo francese (in realtà è il vicolo algerino).
Mezza giornata dopo: sono con il tedesco, e lo porto a una festicciola di persone conosciute per caso in università. Sarò banale, ma vedere insieme un austriaco, due italiane, una slovena, due turchi, un francese, uno spagnolo e ancora noi due, mi fa ricordare come gli europei si sono evoluti dai loro conflitti per la Ruhr. Ci divertiamo, mi portano in una discoteca. Io, in una discoteca.

Passano i giorni. Incontro a Taksim le italiane. Mi portano a un concerto. Lì incontro Anna. E come l’ho conosciuta merita un capitolo a parte.

Mi rendo conto di essere andato di fretta. Ma sto scrivendo l’abstract di come ho ottenuto una vita sociale anche a Costantinopoli.


abbastanza esilarato

Mercoledì 19 03 2008

Ho firmato l’ultimo foglio per Costantinopoli. Quindi la partenza è certa, l’addio prolungato con Melania è cominciato, ed oggi è pure il suo compleanno. Si vive come si può vivere in giorni di attesa. Sto imparando a pensare in inglese. Nel frattempo Melania mi ricorda quando ci incontravamo un giorno ogni quattordici: sarà peggio, ora. Nel frattempo lavoro per pagarmi il viaggio. Sono a stretto contatto con troppe ragazze. Devo parlarci per contratto e questo mi rende abbastanza esilarato. Riesco a mantenere la situazione sotto controllo, evito di mostrarmi eccessivamente interessato ai loro corpi. Vi è dell’ovvio in ciò.

Ad ogni modo, dovrei raccontare di Nenè, la struttura che dò al mio scrivere è mimetico di un vecchio diario di un noto autore, e noto come questo procedimento a balzi temporali sia assolutamente spontaneo e facile. Ma non voglio parlare di come Nenè mi fece star male in un giorno di festa.

E’ ordine tassativo l’esser felici per l’altrui disgrazia.
Quindi dovrei essere felice che il mentecatto sia stato lasciato da Moretta.
E invece no, perchè se lo potevo essere mesi fa, ora Moretta non è più nelle brame di nessuno. O almeno, nè mie nè di Melania. Ieri ero su un ascensore e pensavo che la reazione di rinuncia che Melania ha posto nei confronti di Moretta è tipica delle pesone innamorate\interessate e scottate da un pessimo inizio. Non mi sembra quindi inusuale questo suo freddume nei confronti della ex-amica, se sostituiamo la parola amica con qualche altro termine. Non mi sembra strano che la escluda dal Gruppo. Una reazione da scottata. Fantastico.
Comunque il mentecatto è single, non se la tira più e cerca di avvelenarmi col dente che ha avvelenato nei miei confronti. Ma io vivo a Costantinopoli ormai, e costui non mi tange più.


una sorta di noia

Martedì 04 03 2008

Quando Nenè mi baciò, lo fece con la crudeltà tipica delle donne. Esse infatti non sanno che l’uomo dà al bacio con lingua un valore molto maggiore di quanto non diano esse alla stessa pratica. Ciò è causato, a mio avviso, dalla diversa abitudine che ha la donna del bacio, pratica che per lei arriva in media molto prima rispetto all’uomo, che spesso bacia la prima volta a un’età molto più matura rispetto alla sua amante. Per questo l’uomo, in qualunque situazione un minimo promiscua, cerca di arrivare alla bocca della donna, che spesso la concede senza pensare che dopo questa pratica, per lei senza significato dato che la usava sin dalla tenera età dei 13 anni, l’uomo chiederà a lei di fare i passi successivi, essendo nella mente dell’uomo, fissato come una stimmate, il seguente assioma:

si limona –> le interesso –> ci si accoppia

Esistono pochi assiomi più fallaci.
L’uomo saggio saprà soprassedere a questa convinzione, ricordandosi che solo quando si ha il pene all’interno della vagina può asserire che si fà all’amore.

Nenè mi baciò ripetutamente quella sera. Io ero preda di assiomi fallaci e ignoranze crasse. Inoltre Melania distante 80 kilometri e una sorta di noia mi imposero di cercare ancora di incontrare Nenè.
Che di vedermi ancora non ci pensava proprio. Se non per esaminarmi meglio e vedere se ero degno di entrare nel peloso pertugio. Ovvio che io, pensando di aver brillantemente superato l’esame (consistito in un “Ciao, vado via.”), non mi premunivo di passare esami, nè di esaminare a mia volta l’esemplare a disposizione. Nenè, a sua volta, capì che mi credevo arrivato allo step successivo, e che questo bias poteva portarle vantaggi nel suo esame.

Passarono tre serate, io le chiedevo d’uscire e lei c’era. Ma io non potevo superare l’esame, non avendo studiato la sera prima.
Ci siamo simpatici, ora. Ma credo sia per quello che successe dopo che io la feci star male.

 Per maggiori informazioni sul rapporto maschiofemmina, consultare l'agile Grande Guida alla Vita.